IL MIO NOME

Silvia: temperamento ingegnoso e altruista, è una donna dallo spirito allegro e indipendente.

No, non lo dico io, è scritto su un bicchierino porta candele di ceramica, di quelli con i nomi e il loro significato. L’ho comprato in un negozietto di montagna pieno di gnomi barometro, tovagliette ricamate e grappe al ginepro; in tutto quell’improbabile, terrificante ciarpame kich ( e nessuno si permetta commenti del tipo e tu che ci facevi in un negozio così?) non ho resistito ed ho cercato la candela col mio nome e poi -Ma certo! Mi son detta – Sono proprio io! E l’ho fatto mio.

In realtà mi chiamo Maria Silvia, anzi Mariasilvia. L’intento fu -credo-di frenare il temperamento ingegnoso e indipendente che devono avermi letto sulla faccia due minuti dopo essere uscita dalla pancia, contenendolo con il nome della defunta nonna paterna e della Madonna. Me ne sarei facilmente e felicemente dimenticata se il commesso comunale, in un guizzo di estrosa eccentricità, non l’avesse registrato tutto attaccato. Et voilà, in un attimo quel Maria mi s’è appiccicato come una zecca, anche se non c’è nulla di più lontano da me dell’immagine santificata della mamma pura e compassionevole.

A dirla tutta -e come prova dello smisurato ingegno di cui sopra- a quattro anni all’asilo andavo dicendo che in realtà io mi chiamavo Susanna. Sì, volevo -VOLEVO- essere Susanna Tutta Panna, quella dei formaggini. Mia mamma dice che la sfinii per giorni e giorni: “Vero che però di secondo nome mi chiamo Susanna? Vero? Nooo? Di terzo nome si però, vero? E’ che ti sei dimenticata di dirlo al signore del Municipio, vero? Vero che di secondo nome….?” e via così fino all’inevitabile, esasperato: “Ma sì, Silvia! Ti chiami Susanna di secondo nome!”

In tempi recenti qualcuno mi ha detto che nel nome è racchiusa tutta la storia energetica dell’ infanzia, e che sarebbe conveniente ed auspicabile -per la mia salute mentale e per la mia evoluzione futura- cambiarlo.

Cambiare nome?
Cambiare nome.
E come mi potrei chiamare?

Quale altro pout-pourrie di suoni potrebbe adattarsi a me, con quella S iniziale -sibilante e furbetta- quelle I ripetute ed acute, quel saLto in mezzo che poi rotola… VIA…

Va bene così, mi son detta.
Però a volte non resisto e penso: “Ma mi sa che un secondo nome però…. possibile che non ce l’ho? Forse il commesso del Comune…”

E’ che certi giorni sono così rotonda… burrosa…che il mio nome è Susanna.

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