Tornerà il tempo della poesia

Come refolo sospeso, perso nell’universo mondo
Hai lambito qualcuno
Anche se non me
Anche se non me
E le parole grattano il palato​
Artigliandosi ai denti
Sono scandalo e furore
In questi tempi schiacciati dagli occhi
Il minuscolo suono di una parola
È ridicolo affanno

C’è un fischio acuto, prolungato
Nell’alba brumosa
Tra i rami stecchi dell’acero
Nel grigio delle mattine perse
Spalanco le finestre tendo le orecchie
È un fischio acuto, prolungato
Un merlo o altro, non lo so

È uno scandalo nel ticchettare elettronico
Del giorno che comincia
con precisione inappellabile
Il fischio trapassa cellulari sveglie tablet
stridulo e inopportuno come ogni poesia
Mi ricorda il filo di fumo di un’antica Locomotiva
Le foglie a terra crepitanti
Gli Occhi di altro colore
Degli amori che vanno
Le canzoni compagne
E i libri e i versi e le parole specchio

Tornerà la poesia, sì tornerà
Dovunque si trovi ora
Tornerà a sciogliere
Il bolo di chiacchiere inutili

Saprà, lei sì
Disartigliare le parole
Riaprire il varco
Sollevare le maree
Ritrovare il lampo
Del lancinante altrove
Ricominciare il canto
Attenderne il ritorno

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